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Il Carnevale In questo itinerario conosceremo gli aspetti storici del carnevale ed in particolare quello "saccense". La fonte più rappresentativa, che ha raccolto minuziosamente fatti personaggi ed immagini, è il libro "La storia del Carnevale di Sciacca" edito dalla Associazione Creativare. L'opera affronta il tema del carnevale in sei capitoli: |
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Per informazioni sul libro "La Storia del Carnevale di Sciacca" contattare: Associazione Culturale Creativare Via dei Coralli n.14, c.a.p. 92019 Sciacca AG Tel. e Fax 0925 - 83756 |
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Origine e significato della festa Il carnevale, festa popolare saccense tra le più espressive e rappresentative, è una festa di derivazione pagana che si contrapponeva, all'origine, nettamente a quella cattolica. Il popolo, prima di mortificarsi nel digiuno della quaresima, voleva concedere uno sfogo alle passioni più istintive dell'animo umano. L'etimologia del termine carnevale è incerta: oggi dai più viene tenuto in considerazione "carnem levare" (da cui il siciliano "carnalivari"), prescrizione che fa divieto di mangiare carne durante la quaresima. Questa festa prende le mosse da un'altra ben più antica, quella dei Saturnali, tipica festa dell'antica Roma, di origine pagana: durante i festeggiamenti in onore di Saturno era necessario darsi alla pazza gioia onde favorire un raccolto abbondante ed un periodo di benessere e felicità. In questo periodo di sette giorni si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati ed il popolo si riuniva in grandi tavolate, cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali e si abbuffava tra lazzi, danze ed oscenità. L'antica figura del re dei Saturnali ha continuato a vivere nella burlesca figura del re del carnevale: inizialmente impersonato da un uomo che veniva sacrificato per il bene della collettività, successivamente sostituito con un fantoccio di paglia. A quest'ultimo, in Sicilia, venne dato il nome di "Nannu" e la sera del martedì grasso veniva arso in segno di purificazione e di rinnovamento.
Origine e significato della maschera La maschera è l'elemento che ha caratterizzato il carnevale ed essa aveva un preciso significato simbolico. Il termine maschera, derivante dal longobardo "mascka", significava larva, strega, demonio: rappresentava le anime dei trapassati che, evocati attraverso riti propiziatori, salivano sulla terra per auspicare un abbondante raccolto. Gli antichi usavano la maschera anche nei trionfi, nelle pompe pubbliche, nei banchetti ed i pagani celebravano il fiorire della primavera, mascherati, con la libertà di rappresentare chiunque avessero voluto. Più tardi l'uso di mascherarsi divenne molto in voga presso i cristiani. Nel Medioevo le maschere comparvero per lo più come raffigurazione del buffonesco, impersonando nelle loro precipue caratteristiche lo spirito popolare e certi aspetti sociali tipici delle diverse regioni italiane. Le maschere del periodo rinascimentale assunsero solo carattere artistico e soltanto nei secoli successivi divennero facile mezzo per coprire scandali ed intrighi. L' uomo mascherato divenne l'essere che egli stesso voleva rappresentare e tale egli appariva agli spettatori. Con la commedia d'arte, che dalla metà del Cinquecento fino al Settecento rappresentò il più singolare fenomeno della storia teatrale, nacquero le famose maschere del teatro italiano, introducendo in scena ciò che poteva divertire il pubblico. Il carnevale conobbe il periodo di maggior splendore, in tutta la Sicilia, verso la fine dell'Ottocento: era il tempo in cui la nobiltà divertiva se stessa e di riflesso il popolo che veniva estasiato dai festoni e decori che adornavano i carri nobiliari, simbolo di ricchezza ed abbondanza.
Il Carnevale attraverso i proverbi siciliani Il desiderio di eliminare ogni minima traccia di tutto ciò che nell'anno precedente aveva offuscato l'esistenza ed auspicare un anno ricco e sereno, emerge da tutta una serie di proverbi che ancora oggi si ricordano: Era in voga il detto "cannalivari tutti li festi fa turnari". Il primo proverbio era quello che sanciva l'inizio ufficiale della festa: "doppu li tri re, tutti olè", dopo l'epifania era già carnevale e la festa durava fino al mercoledì delle Ceneri. I quattro giovedì precedenti la festa vera e propria erano detti: "lu joviri di li cummari cu 'un avi dinari s'impigna lu falari", era il giorno in cui non si poteva fare a meno di invitare la comare (la madrina di battesimo o cresima). Il secondo giovedì di festa era dedicato invece agli inviti tra i congiunti, era infatti diffuso il detto: "lu joviri di li parenti cu 'un avi dinari si summa li denti", cioè si ripulisce i denti non avendo nulla da spendere e quindi mangiare. "Lu joviri di lu zuppiddu cu' 'un si cammarra è peggiu pi iddu" era il terzo giovedì precedente la festa vera e propria: lo "zoppetto" era una delle tante personificazioni del diavolo, che aveva il compito di pervertire gli uomini mediante la voluttà, l'allegria e la spensieratezza, il termine "cammarsi" equivaleva a significare mangiare grasso con l'obbligo di darsi alle grandi abbuffate. L'esigenza di trascorrere il carnevale con tutta la famiglia è testimoniata anche dal proverbio "Natali e Pasqua ccu cu voi ma li sdirri falli ccu li toi". Il termine "sdirri" corrispondeva all'ultimo giorno di carnevale.
Il primo a testimoniare la presenza del carnevale a Sciacca è stato il Canonico Mario Ciaccio, illustre storico, nella sua opera "Sciacca, notizie storiche e documenti". In realtà il carnevale è antico quanto il mondo: l'uomo ha sempre sentito il desiderio ineluttabile di divertirsi, ogni popolo ha avuto feste confacenti ai propri costumi, alla propria cultura e nelle quali si rispecchiava. "Campieri, mandriani e fattori" si vedevano girare nelle piazze, tra di loro si scambiavano frizzi, parole ingiuriose e a doppio senso e coloro che venivano presi di mira non dovevano sentirsi mortificati ma dovevano riderne divertiti. In ciò consisteva "lu gabbu", ossia la beffa di carnevale. Ad esso si accompagnavano i giochi carnevaleschi, che di rado erano semplici ed innocui scherzi, e le "le parti di carnilivari". Quest'ultime caratterizzate ed unite alle "mascherate", con le quali i contadini dipingendosi ed imbrattandosi il viso, infilandosi al rovescio la giacca ed indossando un berretto o "cappellaccio", giravano per le vie, da soli o in comitiva, suonando ballando e cantando. Tre speciali usanze contadinesche tipiche degli ultimi giorni di carnevale erano "lu sonu, la tavulata e lu ripetu": nelle case private, dove si teneva "lu sonu", la padrona di casa soleva suonare il tamburello davanti alla propria abitazione per dare segnale che aveva inizio la festa alla quale partecipavano tutto il vicinato. La sera del martedì grasso era poi la volta del sontuoso banchetto della famiglia, "la tavulata". Negli ultimi giorni di festa il popolo siciliano identificava il carnevale nella figura di un fantoccio chiamato "lu nannu":
Gli anni '50 sono stati molto importanti per il Carnevale di Sciacca, in quanto ne anno segnato una svolta decisiva. Dopo gli anni bui della guerra, il Senatore Giuseppe Molinari, volendo dare un nuovo volto alla manifestazione, ha avuto l'idea di creare un maschera simbolo che rappresentasse la festa saccense decidendo di scegliere, tra le varie maschere tradizionali italiane, quella di Beppe Nappa - Peppe Nappa per i saccensi. Da quel giorno il corteo mascherato è stato così aperto da questa figura, assurto a tipica maschera locale, preceduto da un vecchio asino con una grossa chiave a tracollo, simbolo dell'apertura del Carnevale di Sciacca. Il carro che più di altri ha suscitato, in quel periodo, il plauso sincero e appassionato della popolazione, è stato "Monteciborio cusi e scusi", noto con la denominazione di "lu scecu":l'allegoria di questo carro era un condensato di satira pungente, al limite della censura, nei confronti della vita politica; l'inno composto in versi da Emilio Paladini e musicato dal maestro Giuseppe La Rosa. Sono stati questi gli anni in cui i copioni recitativi hanno assunto un aspetto marcatamente cabarettistico.
Se il carnevale di Sciacca ha potuto assurgere ad un'importanza tale da divenire una manifestazione di primaria importanza per la nostra città, il merito deve essere attribuito ai carristi, poeti, musicisti, coreografi e tutte le maestranze impegnate. Abilità, spirito di sacrificio e voglia di divertirsi sono gli elementi necessari per la realizzazione di questo evento La struttura di una carro allegorico oggi è molto più elaborata rispetto al passato: le fragili strutture in legno sono state sostituite dal ferro e le moderne tecnologie hanno permesso la completa mobilità delle figure ed una maggiore resistenza alle intemperie. Ogni carro è legato ad un inno, ad un gruppo a terra e ad un copione: quest'ultimo, messo in scena al pari di un'opera teatrale da attori e dilettanti, sul palco di Piazza Angelo Scandaliato, rappresenta il momento più suggestivo e spettacolare della festa. In Ogni strada ed angolo si respira aria di festa in un continuo brulicare di maschere, in un variegato spettacolo di colori, in un incessante sovrapporsi di musiche e in un travolgente vortice di balli. Il Carnevale di Sciacca è una festa contagiosa e basta poco per sentirsi integrati: senza transenne tutto è permesso e concesso grazie alla complicità delle maschere e del turbinio sfrenato delle danze. Queste sono le caratteristiche peculiari del Carnevale di Sciacca: ciò ha permesso di renderlo unico e speciale, differenziandosi nettamente da quelle manifestazioni ben più famose e conosciute in Italia (Viareggio, Putignano e Venezia). |
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